Ecco come una Start Up innovativa può farti ritrovare la passione per il tuo lavoro anche se lavori nell’Elettronica Industriale!

Chi trova una start up di talento trova un tesoro!

Ma i terzisti di elettronica e i distributori di componenti elettronici forse non lo sanno…

Conosci il mondo delle Start Up?

Se ti stai chiedendo cosa c’entri tu col mondo delle Start Up, ci arriverò tra un attimo…

Te ne voglio parlare perché, pochi giorni fa, ho partecipato ad un evento interessante , un incontro tra alcune Start Up e l’associazione dei Distretti di Elettronica promossa da Assodel Foundation in collaborazione con IngDan.

Lo scopo, in sostanza, è quello di promuovere Start up Innovative ad alto contenuto tecnologico, che abbiano idee e progetti brillanti, con serie potenzialità di business e metterle in contatto con le aziende dei Distretti Elettronici che sono in grado di valutare concretamente la fattibilità e supportare le Start Up a migliorare ed ottimizzare i loro progetti.

Ti ricordi quando anche tu hai iniziato la tua attività?

Avevi anche tu la stessa luce negli occhi di questi ragazzi (e non) che oggi hanno un progetto innovativo e vogliono trasformare il loro business in un’impresa vincente.

E adesso, che fine ha fatto quella luce?

Quella “fame” di successo e quell’entusiasmo che sprizzavi da tutti i pori? Rocky Balboa la chiamava “gli occhi della tigre“.

Non me lo dire. So quello che stai per rispondermi…

Passa tu gli stessi anni che ho passato io a litigare per fatture pagate in ritardo, per elemosinare margini che ogni anno si riducono sempre più, costretto a rispettare deadline sempre più strette. E poi capirai dov’è finito quell’entusiasmo…

Ti capisco, li ho vissuti anche io questi problemi, gli ho passati anche io quegli anni.

Gli anni in cui (come ti ho già raccontato nella mia lettera aperta) facevo migliaia di chilometri in macchina senza guadagnare quello che meritavo.

Quindi ti capisco. Eccome.

Anche gli startupper hanno i loro bei problemi.

E uno dei loro problemi sei proprio tu!

Oppure potresti essere una grossa occasione per loro (e loro una preziosa risorsa per te). Ma questo dipende…

Continua a leggere ci arriveremo tra un attimo.

Ti dicevo, anche gli startupper hanno i loro problemi; perché vivono in Italia.

No, in questo caso le tasse e le burocrazia non c’entrano.

Sto parlando dell’atteggiamento dei fornitori verso chi ha un’impresa in fase di start up.

Molti sono diffidenti come se il tizio che gli sta di fronte (quando ci arriva a trovarsi di fronte a qualcuno…) stesse provando a vendergli delle enciclopedie.

Perché il più delle volte lo startupper viene fermato sull’uscio da qualcuno che gli dice che adesso il boss non c’è o non può riceverlo ecc. ecc.

Insomma, un remake del classico “…le faremo sapere”.

Chi ha una start up, per quanto innovativa o potenzialmente valida, si scontra nel nostro paese contro un muro di gomma. Un muro invalicabile.

Vecchie glorie sul viale del tramonto che cercano il pelo nell’uovo pur di smontare tecnicamente questa energia e questo entusiasmo nascente.

Personaggi che nel 2017 non hanno ancora capito che le idee e i prodotti contano poco, ma è la capacità di individuare prima di altri una nicchia di mercato e saperla conquistare velocemente che renderà il progetto profittevole o meno.

Non esiste una Start Up che sia diventata un Unicorn che non abbia fatto un pivot, cioè abbia cambiato ad un certo punto il concept iniziale, rivedendo parzialmente o totalmente il proprio modello di business.

Cosa avrebbe dovuto fare Mike Maples quando ha saputo di aver investito i propri soldi in una start up di Podcasting chiamata Odeo 1 settimana prima che Apple lanciasse iTunes?

Secondo i nostri vecchi saggi dell’elettronica il progetto non avrebbe potuto funzionare perché le caratteristica le X,Y,Z, erano già disponibili sul mercato…

Mike invece non si è scomposto, era consapevole che la parola Venture Capital contenesse intrinsecamente il significato di Adventure e ha dato fiducia ai founders che da li a poco se ne sono usciti con un sistema di microblogging dal nome strano: Twitter.

Se vuoi conoscere i dettagli di questa storia, leggila qui

Ma si sà, in Italia sono abituati a giocare sul sicuro, gente stipendiata, abituata a gestire mercati maturi e i loro “radar” non sono configurati per vedere e saper cogliere velocemente le opportunità sul nascere.

Hanno una propensione al rischio tale che giocano la schedina il lunedì sera dopo che sono finite tutte le partite.

É questo scenario da prima repubblica che costringe gli startupper ad andare in Cina o in America a realizzare i propri prodotti.

Anche perché sembra che sia più semplice per loro farsi un’idea di prezzo a 10.000 km di distanza rispetto a provare a chiamare dallo stesso prefisso un fornitore locale che impiega 2 giorni di media prima di darti una risposta…

Su questo punto riflettete perché in un mondo digitale voi siete rimasti analogici!

Un po’ come la fuga dei cervelli che sta spingendo i nostri giovani più brillanti sempre più lontani da casa (dagli States a Londra, dalla Germania al Nord Europa).

Dimmi la verità, ti è mai capitato di “rimbalzarne” qualcuno?

E se sì, lo hai fatto prima di ascoltare il suo progetto o dopo un breve colloquio?

E così, bye bye…

Questi se ne vanno a produrre all’estero regalando idee, know how e progetti alla tua concorrenza.

D’altronde, tu cosa faresti al loro posto?

Giusto l’altro giorno ho letto di una ragazza siciliana di nome Sabina, laureata in medicina che pur di rimanere in università a Catania ha fatto persino domanda per fare la bidella ma non l’hanno presa.

Allora ha fatto le valigie ed oggi, sai cosa fa?

Oggi Sabina è docente di Neuroscienze al dipartimento di psichiatria e dirige l’Harvard Brain Tissue Resource Center.

E da noi, qualche “genio” ha pensato che non potesse nemmeno fare la bidella…

È solo un esempio come ce ne sono centinaia.

Ma che dimostra quanto siamo bravi in Italia a valorizzare i nostri talenti.

Ed è un peccato, perché di persone mediocri il mondo è pieno.

E anche in azienda da te, scommetto che ce ne sia più di qualcuna.

Ma il talento è un’altra cosa. Non è così frequente da trovare.

Perciò quando ti capita di fronte, devi almeno provare a riconoscerlo prima di lasciartelo sfuggire. Non trovi?

Il “papà” di Sherlock Holmes, Arthur Conan Doyle disse:

“La mediocrità non conosce nulla di superiore a sé stessa, ma il talento riconosce immediatamente il genio”.

Torniamo al nostro startupper che ha un progetto in cui crede fortemente.

E non ci crede perché è un idiota illuso ma perché sà che ha le potenzialità per “spaccare”, ha già avuto i primi feedback dal campo.

Ma qui gli sbattono solo porte in faccia.

Che fa allora?

Va su Google e comincia a guardare altrove. Alla ricerca di qualcuno che abbia voglia di realizzare il suo prodotto.

Nella Silicon Valley conosco diversi imprenditori italiani che con le loro start up oggi macinano fatturati da milioni di dollari e qui non trovavano mai nessuno disposto a produrre il loro prodotto o a dargli fiducia.

Ma perché questi nuovi imprenditori devono guardare così lontano?

Da un lato ci sei tu che come terzista di elettronica lavori per altri senza avere un tuo prodotto e da quell’altra gli startupper…

Sì, 2+2 fa proprio 4 !

Ma t’immagini il carico di idee, energia e conoscenze che potrebbe portarti una joint venture tra la tua azienda e una start up?

Oggi comprarsi una start up o anche una quota di minoranza in una società innovativa è il principale sistema per fare Open Innovation.

In un colpo solo ti assicureresti nuove idee, tecnologie e competenze qualora riuscissi ad incubare nella tua struttura il team dei fondatori.

Oppure potresti creare con loro una New.co o qualsiasi altra forma di collaborazione.

Di modi ce ne sono tanti; non è tanto la forma giuridica che conta in questo caso…

Come sarebbe avere una nuova azienda da far crescere? Un nuovo sogno da realizzare…

Un luogo dove mettere tutta la tua esperienza e le tue capacità e mescolarle con i progetti e le idee innovative di qualcun altro che non aspetta altro.

Potresti finalmente realizzare un nuovo prodotto, tutto tuo. Innovativo e di successo.

Oppure certo, se preferisci puoi tenerti le linee di assemblaggio mezze scariche, dipendere sempre da pochi clienti che ti possono lasciare dalla sera alla mattina e continuare a lamentarti e a piangerti addosso.

Ma non mi sembra un’idea brillante.

Sai invece quale penso sia una grande idea?

Penso che sprecare o peggio ancora regalare ai cinesi e agli yankee tutto questo talento sia un errore gravissimo, imperdonabile per un vero imprenditore dell’elettronica.

Penso che se trovassi una start up che ti incuriosisce, non dovresti fartela scappare.

Dovresti dare un’occasione a loro e allo stesso tempo a te stesso.

Potrebbe davvero essere la marcia in più per la tua azienda.

Solo che fino a quando ti accontenterai di assemblare schede elettroniche senza mettere il naso fuori dal tuo capannone e senza far entrare nuove idee, le cose non miglioreranno di certo. Anzi!

Il tuo fatturato non crescerà come potrebbe o se crescesse di certo non dipenderebbe da te!

Non voglio fartela troppo lunga. Ma voglio darti un consiglio sincero.

Apriti al mondo delle Start Up e fatti trovare da loro. Ascolta i loro progetti e solo dopo decidi cosa fare.

Il tuo futuro e quello della tua azienda dipende anche dalla tua capacità di farla crescere, evolvere.

E questo è il momento giusto per farlo e io posso darti una mano concreta per farlo!

Un vecchio adagio popolare recita:

chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane…

Ma chi ha il pane e i denti e non mangia, cos’è?

A te la risposta…

Se vuoi saperne di più, se voi scoprire come fare i primi passi senza sbagliare, rischiando di perdere un sacco di soldi e un mare di tempo inutilmente, ho scritto un libro che ne parla in dettaglio, lo puoi comprare direttamente su AMAZON cliccando sulla copertina qui sotto.

 

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